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“Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando c’è da

rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare,vi è un

prezzo da pagare,

ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare.”


Giovanni Falcone

  

L’ARTE DI SFORZARSI

di Barbara Militello

 

Notte al largo delle coste greche. Una motovedetta della Guardia Costiera italiana naviga silenziosa a fari spenti: sta cercando di individuare presenze di canotti colmi di vite umane che cercano salvezza fuggendo dall’orrore. Il gruppetto di marinai riesce, anche quella notte, a trarre in salvo molte vite. Eppure, cio’ che rimane negli occhi dello spettatore del servizio delle “Iene” è quel corpo decomposto trovato, finalmente, dopo chissà quanto tempo: annegato in mare con le gambe legate....

 

Le “cose” sono proprio così. Non passa attimo che non ce ne sia la riprova. Non passa attimo che qualcuno o qualcosa non ce lo mostri, non ce lo dica, non ce ne porti la prova: le “cose” sono proprio così. Non è piu’ nemmeno possibile mentirsi sulla loro vera consistenza. Non è piu’ neppure possibile difendersi con l’illusione che siano meno orribili di cio’ che sono o meno permanenti di cio’ che speravamo.  

 

 

Non è un videogioco quello che vediamo in televisione sulle tante immani tragedie che solcano indisturbate il nostro tempo, intrise di insopportabile sofferenza, accompagnate dalla devastante  arroganza della corruzione, annegate nell’oceano nero delle violenze piu’ efferate.

 

E’ tutto vero. Fa tutto parte del piano di realtà in cui ogni giorno viviamo. Fa tutto parte di quel mondo che lasceremo ai nostri figli ai quali vogliamo tanto bene ( o, almeno, così, diciamo).

 

Le cose sono proprio cosi’. Ma, come ben ha detto un eroe famoso e amato come Giovanni Falcone, il fatto che siano proprio così non vuol dire che sia necessario che vadano proprio così.

 

Pero’, tra quello che è e quello che potrebbe essere, c’è quel benedetto “prezzo da pagare”. 

 

Quasi sempre non si sa neppure cosa sia quel prezzo: quanto alto? Quanto difficile da pagare? In quanto tempo?

 

E poi, in realtà, non si tratta neppure di un vero “prezzo”: magari lo fosse! Allora, alla peggio, si potrebbe fare una colletta mondiale, una raccolta di fondi, un mutuo.....Magari! Ma le “cose” che “stanno così” non sono, in realtà, neppure semplici “cose”. E non hanno, quindi, un semplice prezzo derivante dal mercato o dall’avidità umana: sono “supercose” e hanno un “superprezzo”.

 

La loro consistenza è quella del “valore” del “senso”. E quando il valore e il senso della vita (e del definirsi “esseri umani”) stanno “così” significa (semplicemente) che stiamo parlando di distruzione di Anima, di attacco all’Anima, di guerra all’Anima.

 

Ecco come stanno le cose: proprio così.

 

Come dice Fausto Carotenuto nel suo indimenticabile Seminario sulla Terza guerra mondiale, questa guerra (già in corso) è una guerra all’Anima.

 

E quini, il prezzo da pagare quando si attacca e si distrugge l’Anima della razza umana è sicuramente molto, molto alto. Perchè deve pagare la ricostruzione di valori, del senso delle “cose” e il senso costa molto: molto piu’ della cosa piu’ costosa che sia possibile comprare.

 

Anche questa è Verità: le cose stanno proprio così.

 

E, quindi, nessuno lo sa quale sia  “prezzo” da pagare perchè le cose non vadano proprio così. Per Giovanni Falcone il prezzo è stato la vita. E noi non possiamo non pensare che la degenerazione in cui la razza umana è caduta non richieda prezzi così alti.

 

Qui ci attende il famoso bivio: o siamo disponibili a sforzarci per cambiare le cose; o siamo disponibili ad affrontare la paura di dover pagare un  prezzo perchè le cose possano cambiare, oppure......  

 

Nel migliore dei casi sarà opportuno almeno fare silenzio.  Se ci sentiamo dalla parte dei buoni, dei giusti, degli onesti ma non abbiamo il coraggio, la forza, la volontà sufficiente per darci da fare e cambiare, allora, almeno, smettiamo di lamentarci inutilmente per come vanno le cose,  smettiamo di mettere il “mi piace” come unico segno della nostra (blanda) compartecipazione alla delusione per un mondo così degenerato, smettiamo di inveire contro tutto il fango di cui è fatta la nostra realtà. E accettiamo l’idea che siamo parte integrante di questo fango che alimentiamo, ogni giorno, con le nostre  invettive, con le nostre parole aspre, con la ribellione che ripete le modalità e la qualità di coscienza del fango stesso. Accettiamo che in questa situazione non esista la “neutralita’”, accettiamo che il “non fare” abbia lo stesso valore dell’azione contraria. Come nella famosa poesia di Brecht in cui chi lascia fare, alla fine, si trova lui stesso vittima e scopre che il suo rimanere neutrale ha permesso che dal mondo sia deportato chiunque avesse il coraggio di protestare.

 

Oppure? Che si fa? Se nel silenzio ci rimorde la coscienza, se l’indignazione produce in noi una rabbia che invade perennemente la tranquillità delle nostre azioni....se, finalmente, vogliamo sforzarci un po’ per cambiare: allora, che si fa?

 

Ci si rimbocca le maniche, naturalmente: ci si prepara a pagare questo benedetto prezzo, a riequilibrare il nostro debito di coscienza.

 

Per poterlo fare occorre uno sforzo. Non ci viene naturale nè spontaneo “sforzarci”: tutt’altro! E poi ci hanno insegnato a valorizzare la spontaneità: peccato che la spontaneità di un predatore (quale è attualmente la razza umana) non tenga in alcun conto di valori come la Giustizia, il Bene, l’Amore. Peccato che la spontaneità dei nostri istinti piu’ bassi non riesca a renderci minimamente felici ma , nel migliore dei casi, semplicemente sazi di qualcosa che presto lascia spazio a nuova, insaziabile fame.

 

Sforzarsi è, quindi, un’Arte Maggiore. E non c’è sviluppo di questa Arte se prima non si riesca ad immaginare una razza umana migliore: cosciente ma, soprattutto, Amorevole.

 

Se riuscissimo a pensare a noi stessi come a esseri capaci di creare Bene, capaci di fabbricare Amore: quanto cambierebbe? Se in ogni situazione ci sforzassimo di concentrarci sulla domanda: come posso creare nuovo “Bene”, nuovo “Amore? Quanto cambierebbe per l’umanità? Tutto! Assolutamente tutto! Si rovescerebbe la logica che impone che le regole di qualunque tipo siano create dal denaro. Si demolirebbe l’idea della predazione come principio dominante della nostra epoca. Si farebbe spazio a tutto quello che sta al di là di queste gabbie di materialità. Bello questo sogno!

 

Che cosa ci impedisce di farlo (addirittura di consentire a noi stessi di sognarlo)?

 

L’idea di essere una razza incapace di fare cose diverse da quelle che stiamo facendo. La paura di non riuscire a sopravvivere a un cambiamento: qualunque esso sia.

 

Affrontare la paura di cambiare è il prezzo da pagare per far sì che le cose non stiano proprio così.

 

Pero’ prima è necessario sognare di poter essere una razza migliore di quella che siamo. E dopo averlo sognato è possibile che il prezzo la pagare sia quello di morire come razza di predatori e rinascere come razza di Esseri Amorevoli.

 

Quanto si sforzano ogni notte gli uomini di quella motovedetta della Guardia Costiera italiana? Molto da quello che si vede. Si sforzano perchè salvare vite umane li fa sentire autenticamente vivi: Uomini veri che dimostrano di poter creare Amore e Bene.

 

Il loro sforzo di rappresentare una Umanità “altra”, alternativa a quella che preda e ruba e massacra, crea la gioia che si è vista nei loro occhi e che  è risuonata, chiara, nelle loro parole, nel loro entusiamo per essere riusciti, anche quella notte,  a salvare quella gente sconosciuta sul canotto.

 

Quanti canotti pieni di gente sconosciuta, che scappa da qualcosa, ha paura, ha bisogno che facciamo qualcosa per lei, incontriamo ogni giorno ? Quei canotti navigano là, davanti a noi, portati sapientemente dal flusso degli eventi della nostra vita, creato ad arte per darci ogni giorno l’occasione di dimostrare che siamo esseri migliori di cio’ che siamo stati fino a un attimo prima, Esseri finalmente capaci di creare Amore con i nostri atti.

 

E quindi chi si sente “Buono”, “Giusto”, “Amorevole” non dica piu’ nulla, non esprima piu’ alcun giudizio, non utilizzi piu’ alcuna parola indignata se non dopo aver fatto un atto (piccolo o grande) di Amore.

 

Sforzandosi.